mercoledì 30 giugno 2010

moon in june

Un'ombra sul muro di calce, è azzurra e violacea, è una curva dolce, un intro sintetizzato si sovrappone ad essa, e io mi son già persa, cotta nel brodo, mi sento risucchiare nel buco nero aperto al suo ingresso sul palco. Che strano, ma non dovrebbero essere freddi, distanti e algidi? Non credo più alle teorie, cosa me lo chiedi a fare? Guarda e ascolta invece di dire stronzate. La melodia subdola, corteggia e conquista, sembra un ululato a tratti, lacerante e insinuante. Lui si contorce, si eleva, si riabbassa, sprofonda, dà grossi scossoni, dà vita a quei tasti, e quelli, prima lievi, poi solenni, crescono e culminano in una serie di armonie apparentemente casuali, vere e proprie frustate, scomposte e rullanti. Forse ho la bocca spalancata? C'è il tipo affianco che mi scruta… Che guardi? A lui e solo a lui devi prestare attenzione! Si erge e sconfina, rabbioso e irregolare, è una tempesta, una deflagrazione, i frammenti rimangono sospesi per un po', il tempo per guardarsi intorno, orientarsi, capire dove si trovi, dove sia finito nel suo ultimo salto in avanti o indietro nel tempo e nello spazio infinito. Si riaccomoda e riprende il viaggio, e questa volta non è solo, io gli siedo accanto, giù la visiera e sù, lo accompagno nelle remote regioni del subconscio. Straniati dal ritmo cullante della nota più alta mi son dimenticata di te: Aspetta, ritorno tra una manciata di vite, ho già visto una cosa che mi piacerebbe prendere…

martedì 29 giugno 2010

il tempo passa

Tante righe una sotto l'altra, un elenco di ingredienti da mescolare, amalgamare, comporre, cuocere… La ricetta non rimane mai uguale, non è mai quella giusta, il risultato, mai ottimale. Frequenza e frequentazione frequente. Il nuovo che lieve ti soggioga e ti scuote e ti sconquassa, ti inebetisce, ti rende incapace di intendere e di volere… nulla se non lei. Lei che ti passa accanto per andare a sedersi al tavolo dietro te. Le vostre schiene sembrano così vicine da toccarsi. Le vostre mani abbandonate lungo i fianchi potrebbero sfiorarsi, una tensione sotterranea che fa tremare le tue gambe e fa vibrare i suoi tacchi. La tua compagna di fronte a te parla, parla e straparla e il suo interlocutore alle tue spalle al suo tavolo canticchia, anzi urla, storpiandola, una meravigliosa canzone di P.J. Harvey. Passano i minuti, nessuno di voi due si muove, nessuno dei due decide di andar via. Non avete toccato cibo, avete sorseggiato la vostra coca. Lui rutta. Lei blatera. La testa vi fa male. Il dolore e la noia vi abbracciano. Il vostro non sarà mai un incontro. La vostra rimarrà una ricerca del piacere insoddisfatta. Mai esaudito sarà il desiderio, mai finito sarà l'orgasmo. Non avrà mai un'occasione di consumo, mai una data di scadenza.

lunedì 28 giugno 2010

guazzo

Pure tu te si' 'mbrugliato
mmiez'o 'mbruoglio 'e sti 'mbrugliune,
cu'sta vita 'mbriacata
cchiù 'mbriaca d'e 'mbriacune…

Potrei aggiungere del miele, del bianco d'uovo, del latte di fico, passarci sù dell'acquavite, appena ben asciutto una mano di cera bianca liquefatta, e lustrato e bruciato. Pastoso e vellutato, è così delicato negli accostamenti cromatici che quando la luce mescoli al marzacotto quello diventa più robusto, potentemente impresso ma destinato a perdersi, ad alterarsi col passar del tempo, ad uniformarsi e a coprirsi con una sottile polvere come di cenere eruttata tale da oscurare tutto anche di giorno. Si son spente le fiamme altissime ed incandescenti, al chiaro di luna calante posso cogliere la sua identità segreta, specchiandola ne traggo spunto e immagine, sarà apprezzata o depennata, ma io la condenso ora, vapore che si posa e s'impregna. Grazie ai vicoli, alle fontane, alle mura, ai cancelli, alle finestre che si aprono e posano, clamore di moda, per me, ispirata verista, in immediato assorbimento di suggestioni popolari ed echi antiche di snervanti ritornelli sù per balconi scioccati che mai più vedranno rotolare rinfrescanti dinieghi e sospirosi assensi. Sogno, canto e lentamente richiudo. Rimane la mia mano insicura e l'anima che ancora aspetta. L'ultimo guizzo, l'ultima raffica, ennesimo racconto di vita e domanda senza risposta. La voce rompe l'indugio, la storia e il finale son già scritti, miei i sottotitoli invisibili, nessuna rozza interpretazione proclamata.

domenica 27 giugno 2010

un sentiero lunghissimo


Ci camminano al fianco, somigliano a vortici in continuo moto, unica pausa breve, e poi si rituffano nel gorgo, travolgono tutto senza accorgersene, mutilando e sconvolgendo. Cos'è un ingranaggio? A che servono i procedimenti? E i manuali? Ma perché, esistono le regole? Non conoscono routine, non sanno nulla della frivola occupazione della chiacchiera, né importa loro di far trascorrere le ore in maniera più veloce, anzi… non c'è forse un metodo per arrestarlo? Esattamente nel preciso momento in cui hanno più amato hanno più intensamente vissuto. Altrimenti che senso avrebbe farlo trascorrere, percorrere, rincorrere? E questo dev'essere, pieno di significato, effettivo e sicuro ormeggio. Chi è per sventura distratto supera se stesso lungo il corteo, guardandosi indietro, calcola la distanza minima e non tiene il passo con la folla che ora lo precede, e se reputasse più opportuno tornare indietro? Forza per ricostruirne la struttura, fantasia per alterarne la cadenza, coraggio per ridargli quella dignità persa per strada. Si ricomincia. Chi dal fondo ne sappia pescare una, chi riesce a risalirla quella corrente e ha ancora vita per farlo, vada. Gli altri rimangono spauriti e sospesi sulla furia dei venti, cavalcano i mulinelli sollevati, saltano sui pensieri privi di sostegno sicuro. Ci si può adeguare? La fantasia non aiuta, l'inventiva non ricrea la visione, l'insicurezza aggiunge un nuovo anello alla catena di incomprensione. Chi è per natura fallito demolisce l'armonia interiore, fa fatica ad espandersi, dimentica il ritmo e non conosce la trama delle corrispondenze, ignora i richiami della bellezza del creato, gravato da pesante e ingombrante fardello, precipita e vorrebbe non esser solo. Ci si può far perdonare? Chi distrugge l'equilibrio è condannato senza indugio mentre intorno esseri petalo si lasciano trasportare, colorando e profumando i sentieri della conoscenza.
Tu costringi molti a cambiare opinione al tuo riguardo; essi te ne fanno una grave colpa. Giungesti vicino a loro ma passasti oltre: non te lo perdoneranno mai.

sabato 26 giugno 2010

autobahn

Seme seminato e semi-universale. Sono "in marcia" con i kraut-rocker più popolari, più intrepidi e sperimentatori. Hanno amalgamato il battito caldo e primitivo della black music con le più algide atmosfere della white music. Musica in movimento, A V A N G U A R D I A! Alla guida io, ascoltatrice di gusti difficili, alla mia destra snob, ma pedalatore infaticabile alla ricerca di sempre nuove alchimie sonore, metà uomo metà macchina, Moog che equilibra rumore e melodia, tecnologia e arte. Dietro Kling e Klang che fondono i ritmi e i suoni che producono le fabbriche, i treni e le automobili, operai della musica, otto dieci ore di lavoro quotidiano per realizzare questa sorta di relazione semi-erotica, dal quale nasce il suono del futuro, un futuro cibernetico in cui affiorano tracce di minimalismo tutto omogeneo e compatto, suoni secchi e asettici, o morbidi e suadenti, un nuovo linguaggio, una koinè del villaggio globale. Sarà un lungo viaggio, ragazzi, mettetevi comodi. Scorro arteria pulsante, scintillo e batto, incessante; pompo ritmo e zig-zago, rilassante ed ipnotica, senza strappi, uniforme viaggio, viaggio. Moog mi guarda sardonico e beffardo: davanti a noi si distende una vallata larga, il sole brilla con raggi sfavillanti... la strada è un nastro grigio con strisce bianche e bordo verde, ora accendiamo la radio, dall'altoparlante escono i suoni… Lancio un'occhiata nello specchietto retrovisore, i due sono in bilico tra divagazioni e conversazioni intime e intense, più lento e atmosferico l'uno, più veloce e allegro l'altro e si susseguono echi, bleep, cigolii, non è una semplice passeggiata, è un tuffo a capofitto nella scarica di una cascata, tenetevi forte che si vola! Siamo dei veri alternativi alla deriva, siamo lo spartiacque ideale, un altro balzo in avanti e saremo definitivamente fuori. Intuisco e li anticipo… tienimi il volante, con una acrobazia sono sul portabagagli, slaccio, apro e tiro fuori: camicia rossa, cravatta e pantaloni neri, ci si veste così, ahhh ahhh avant-garde.

IO sto avanti, non mi raggiungerete mai!

venerdì 25 giugno 2010

dentro o fuori?

Ma perché debba proprio scegliere? Perché? Non era forse più buono il gelato cioccolato, pistacchio, crema, nocciola con una spruzzata di panna? Cos'altro avrei potuto metterci sù? Dipendeva da quanti gusti fossero esposti. E non erano tanti a quei tempi. L'espressione 'un gelatino' alla bimba non si poteva sentire e io sapevo come far capire al gelataio che non sarebbe stato opportuno dirlo…
Oggi ci son altre scelte da fare. L'uomo dolce e premuroso o l'amico stronzo e mai stanco, la compagnia chiassosa o l'associazione culturale, l'ensemble di musica classica o il gruppo di rock indie, il film d'azione o il lungometraggio d'essai… ma al diavolo, io non ho affatto voglia di donarmi a uno e di negarmi all'altro, ho una grande dose di energia che mi consentirebbe di vogare in un prato o di estasiarmi su una poltrona e allora per quale assurdo motivo dovrei rinunciare?
Si potrebbe esser felici essendo tutto, o almeno tutto quello che si può e si vuol essere. Grande dono che facciamo a noi e che viene da noi. Non la si ha, ma ci si è. E allora non diciamolo sempre, non evochiamola spesso, teniamocela, stringiamocela forte per non farla trapelare, qualcuno potrebbe far tutto per prendercela. Non si vede? Meglio. Per vedere la felicità dovrebbe uscire, e invece facciamo in modo che sia come un bimbo che rimane in grembo alla mamma in eterno. Grazie a te per conservarti bene dentro me. Lo so che rimani volentieri, anch'io.

La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta

giovedì 24 giugno 2010

il mio ulysses

Io avrei sempre desiderato essere la sua Molly, o vorrei esser proprio lui? Naufrago senza ormeggi, illeggibile e drammaticamente destinato all'eterno peregrinare. Solo ventiquattrore? Sarò concentrata e stilisticamente rapida a passare dal monologo al flusso, dalla forma aulica alla fredda cronaca giornalistica. Aperta a tutto, mutevole e fluida, in continuo divenire, in viaggio dentro e intorno alla mia coscienza, senza alcun controllo, sprofondo e riemergo in mezzo ad associazioni libere e casuali e disordinate in un continuo bagno germinativo di pensieri e sguardi. Incoerente riproduco l'inafferrabile, affiora indipendentemente dalla mia volontà e io lo riporto a voi senza alcun confine e alcuna censura della coscienza. Anch'io occasionale pubblico assisto incredula all'apertura della mente che non sa di esser ascoltata, pensa tra sé e non sa di comunicare all'esterno, magnetica e allo stesso tempo dispersiva, magmatica. Non c'è più logica, la sintassi si frantuma, esplode la terminologia, fermenta il periodo, si trasforma la visione mia del mondo, tradizionalmente chiusa, ora senza tempo e senza schema, genera crisi e mobilita la mia apertura agli spazi immensi, spacca la carena della mia indecisione, rivivendo le gesta dell'eroe omerico, tesse egli stesso la tela del suo viaggio infinito, lasciando alla sua Penelope il compito di stendere il velo sulla sua faccia stanca e di chiudere il sipario sulla scena muta…

mercoledì 23 giugno 2010

walk on


Premio a un'eco e a un monito: Usare la propria libertà per promuovere quella altrui! Non è sufficiente aver sete di libertà e fame di giustizia. Non è molto aspettare pazienti che qualcuno ce le porti in dono. Non è importante far gli auguri per l'età della saggezza, è importante che rivolgiamo l'appello a restituirla quell'età. E chi potrebbe? A chi attribuire questo pesante compito? Chi farà il primo passo in questo lungo e faticoso cammino la cui meta ultima è pace e libertà? A parte lei naturalmente! Lei ha smembrato pezzo per pezzo in modo coraggioso e doloroso la sua vita, merita ora di rimanere ad attendere che qualcun altro scelga di staccarsi dai propri agi per un amore più grande e illimitato, quello che abbiamo in serbo per realizzare un bene collettivo. Chissà che ora ella veda solo il nostro riflesso nell'acqua, solo le nostre ombre nella polvere. Abbiam noi gli occhi rovinati? Nel mondo conoscibile, punto estremo e difficile a vedere è l'idea del bene; ma quando la si è veduta, la ragione ci porta a ritenerla per chiunque la causa di tutto ciò che è retto e belloUn compleanno che si tinge di zafferano, accendiamo la luce della non violenza e affondiamo il dito nella dolcezza spumosa della solidarietà. Tanti auguri non per un giorno solo Aung Suu Kyi, tanti auguri a noi.

martedì 22 giugno 2010

allo specchio

Poi con il tempo
grandi graffi solcarono lo specchio
lasciando che il mondo esterno penetrasse,
e il mio io più segreto vi affiorasse,
poiché questa è la nascita dell’anima nel dolore,
una nascita con vincite e perdite.

Rifletto. Ma non cerco il riflesso. Passo via veloce. Rapida guizzo. Mi nascondo. Ma non riesco ad evitar di soffrire, di deludermi e tradirmi. Tu passi vicino a me e ti impadronisci della mia immagine. Mi attiri a te, assorbi una parte di me. Ora quella parte ti appartiene. Ma l'altra rimane ombra, dietro un paravento. Una s'atteggia e continua a far parte e a prender parte dell'altrui esistenza, l'altra continua a ricercare la mia identità e le personalità rimosse.
Non guardare, non leggere nell'apparente, ignora quella ruga, rimuovi l'idea del futuro e la piega agli angoli della bocca. Dimentica delle contrazioni del dolore e risaltante la felicità dell'incontro, la mia lingua riassapora tutte le storie invisibili, rimaste nel limbo, sospese tra il vetro e il telaio, intrappolate nella struttura del tempo, opprimono il cuore per poco e ritornano a trasmigrare dallo specchio al muro.
Ho saputo vedere oltre, ho ripercorso tutti i significati reconditi di un gesto distratto, di un esercizio ripetuto più volte, con impegno e con costanza. Ho guardato dentro me, ho raggiunto quello spazio che sta in mezzo, sola e sorniona, la coscienza del sé e dei tanti se disseminati qua e là, si ricompongono in conoscenza del clown che non è più in me, di quella faccia truccata e mossa che ride quando vorrebbe piangere. Ora che ho visto, ripongo lo specchio prima che si rompa in tanti pezzetti, e mi rivolgo al tuo viso. Non sei me, ma mi piaccio.


lunedì 21 giugno 2010

anahit

La mia vita è un doppio. Sento con gli occhi, vedo con le orecchie, ho i sensi spostati. Non sono reale, scrivo d'istinto e nell'irrazionale mi confondo e mi fondo. Tutto collegato, una matassa senza fine, aggrovigliata e spersa… Con un linguaggio simbolico e imperscrutabile, mi parli, ma non ti ascolto, puoi superare ogni barriera, ti amo e in un abbraccio posso sentire ogni singola parola. Hai la chiave di lettura, non affannarti, non c'è gusto. Colma quel vuoto, lirica breve, poche righe, sensazioni possibili e paesaggi interiori, rimescolii di suono e colore, materia ed evanescente vita, tangibile sogno, ricreiamo l'unicum corrispondente, incatenati a me e al mio spazio e compiamo questo corto infinito viaggio, correndo verso quei segni scaraventatici addosso. Come puoi pretendere che io non sfrutti una risorsa così grande? Ti sento arrivare, sento le vibrazioni del tuo pensiero, disordino le mie carte, le getto in un universo parallelo e attendo che tu me le riporti… appoggiale lì su quello scaffale insieme alla crema per le mani e all'atlante dei nostri viaggi, sono parole nuove, mai pronunciate, troveranno, sole, la propria collocazione, ora rifulgono e si intrecciano, si cercano incontenibili, intraducibili, si toccano, si stringono, mani e piedi, fremiti e battiti, è un andirivieni perpetuo e mai domo, forza inesauribile che non lascia possibilità di scelta, devi seguirmi nel baratro o in cima, ovunque io conduca. La mia punta scivola leggera e decisa, unisce e separa le tappe idilliache in una coincidenza continua, misteriosa, profumata e idratata dal miele degli dei, senza l'ausilio dei cinque intermediari, ché il sesto è già nato con me. Dal 2009 (Loco - Maggio)

domenica 20 giugno 2010

air française

Algido e spinoso, quasi siderale. Ti ci vuole un french touch, una spinta morbida e una caduta sul fianco poco spigoloso… curva a destra e rettilineo breve: una scena gloriosa. È un'onda teutonica anomala e improvvisa, la tua difesa ormai si accartoccia in risacca. Non puoi resistere, e il tuo profilo si abbandona sul mio omero, mi porgi le labbra e io ci plasmo un bacio articolato e melodioso.
Sono ambiziosa e non ammetto sconfitte. Sono ossigeno d'oltralpe, rìfolo a donare nuova vita in maestosa grandeur, mi farò comprensibile alla massa ma non mi svuoterò delle suggestioni eteree e metafisiche. Vuoi solo flirtare? È un'idea. Semplice e geniale. Incidiamo in sala da pranzo, convertiamo in bagno, riproduciamo in camera da letto… riascoltiamo in terrazza, pubblichiamo in giardino. Sepolto tra tasti, cavi, ti ci sei avvolto completamente. Non puoi far tutto da solo, è un azzardo. Lascia che ti aiuti, sinuosa evergreen, voglio diventare un tormentone, melodia immediata e ipnotica, spacchi il tuo involucro di ghiaccio e racchiusa, io tra raffiche di vento spettrale, giochi d'acqua, vertigini cosmiche e brividi polari, vagito funereo del theremin e beat accattivante, esplodo, miscelata e fortemente alcolica.
oh, oh… atmosfera spaziale, laser assordante, eco intergalattico, pioggia di meteoriti, sepolta da una cadenza ossessiva e scricchiolo e sfuggo, aliena tra gli androidi, m'investe una tempesta di sabbia stellare; in mezzo a uno tsunami in un oceano artificiale, fischi striduli dell'aks e al cupo rimbombo del synth, odo sirene malinconiche e sempre distanti, mai raggiungibili… io galoppo frenetica, mi apro la strada, scalpitando e sbuffando e sfumo in una spiaggia deserta e sconfinata, lì strido spossata lisciandomi le piume.
Spericolata cavalcata e impressionistica apoteosi, un lungo tappeto giallo alla fine del quale puntella uno svolazzare di tende, la mia oasi personale è quella che forgio ogni qualvolta io, smarrita e disperante, senta il bisogno di oxygene.

sabato 19 giugno 2010

senza darti avvisaglia

Guardando indietro, poté vedere tutto il panorama della buca. È difficile avere un’idea completa di un mosaico senza staccarsi un poco dall’oggetto. Ad avvicinare troppo gli occhi, nel vano tentativo di vederlo meglio, si rischia di perdersi nei particolari; quando si riesce a uscire da un dettaglio, s’inciampa inevitabilmente in un altro.

IO spio da quel buco, curioso dall'alto, farò in fretta a chiudere il denso universo del mio dolore, avviterò ben bene e ti lascerò un'esile via d'uscita. TU chiuso in un angolino soffocante, annullerò ogni tua volontà. Rido. Cosa ti rimane alla fine? Solo la cupa inutilità della fuga. Finché il gesto folle dettato dalla rabbia, dalla convinzione di sapere cosa e dove sia la libertà era ancora vivo… allora incombeva quel mostro chiamato speranza, ora? Polvere, terra, sporco ricoprono tutto. IO voglio che i contorni si perdano, che la realtà si offuschi, che cominci veloce il processo di cancellazione del sé. TU non hai ancora cominciato la discesa agli inferi, un'illusione ottica, una distrazione, e i ruoli s'invertono, IO entomologo impreparato al quale sfugge la visione d'insieme ermeticamente imprigionato, TU uomo rinnovato, restituito all'eterno, cambi la prospettiva dell'oltre e NOI vediamo finalmente tutto ciò che prima ci sarebbe stato negato…

E il giorno seguente non morì nessuno

venerdì 18 giugno 2010

wrong

Cos'e pazz! Tutti inchiodati sulle porte delle sedi… giro l'angolo e ne trovo un'altra. Madida di sudore, assetata, non riesce nemmeno a parlare. Ho dell'acqua in zaino e gliene dò, ma non basta, non capisco bene, ma è tanto che è lì. Criptica e geniale, la trovata. La sfida è persa in partenza, non c'è definizione che tenga. Potrei pensare alle più improbabili, fantasiose, ma non riuscirei mai a rendere l'ironia, il grottesco risaltanti, dà subito l'idea di devastazione, implosione, chiassose e autistiche. IMPLICITE! Ecco, sì. Dietro la ludica pubblicazione di immagini multicolore, sperimentazioni in abbinamenti sempre più arditi, invenzioni brevettate di sovrapposizioni, assemblamenti, derivazioni… sembra che abbiano fatto la scoperta dell'acqua calda. E noi invece, antichi estimatori della compagine della nenia delle fresche notti estive, lasciamo attaccato un messaggio breve, conciso e significativo, iconico, apre e chiude tutta la querelle di un decennio troppo lungo, dispersivo e insignificante, chiacchiericcio da piazza d'aggregazione di mezzogiorni afosi, una parentesi, c'eravamo augurati, "la si chiude o no?", qualcuno estremizza! Una sporca luce negli occhi di alcuni, percuote vorticosamente un baleno, da cupo e funereo si fa sempre più frenetico e irrompe in una caotica, poi precisa e intelligente atmosfera, dolorosa ma curativa. Acqua scrosciante, posandosi fa salire ed evaporare le coscienze sopite, i pensieri cavernosi, gli atti catacombali… teneramente i più determinati accarezzano le teste degli indecisi, infondono coraggio e carica. Sarà un depravato capolavoro sulla solitudine urbana, un bucolico affresco sulla desolazione rurale, s'imporrà la nostra scultura vivente, forse irripetibile, forse priva di proseliti… UNITÀ d'intenti, dolce e dolorosa, si taglia il marcio, PreDestinato a morte precoce e si lascia il buono, poco plateale o mitologico, solo fresco e necessario!

And when she laughs I travel back in time
something flips the switch and I collapse inside

p.s. per chi la voglia ascoltare cliccare sull'esclamativo!

giovedì 17 giugno 2010

la tempesta nella quiete

… è la parabola ascendente, la crema più dolce che abbia mai assaporato, la stretta del cuore più intensa, il congiungimento carnale più passionale.
Scottata ha scelto, un pomeriggio d'aprile, di uscire nello scroscio potente di tanta pioggia e di bagnarsi fino alle ossa, fin dentro le budella, in un contorto e strizzante abbraccio gli si è offerta, mai così denudata, mai così condiscendente, mai così disponibile! Gli ha ceduto ogni cautela e intimamente si è legata a quello sguardo indiscreto e docilmente spudorato. In quella poca luce gli ha letto nelle mani forti e nel pensiero delicato tutta la bellezza cercata invano fino ad allora. L'errore più grande è stato quello di credere di potervi rinunciare, ma poco è durata la resistenza… partigiana bella rendi incondizionatamente tutte le riserve, lascia che ti serri i polsi con i ceppi, permetti allo scatenato lampo di incidere la tua pelle, non un numero ma un tatuaggio eterno e fedele! In un baleno la luce è scappata fuori e gli si è conficcata nella bocca grande, carnosa e vogliosa, un potente rombo solenne e puntuale a dieci secondi dal baluginìo, gli è saettato nelle orecchie e l'ha fatta secca. Un lungo volo proiettato in sù, sempre crescente, sempre meno asciutto, un trionfo ad ogni replica… negli occhi anche quando spenti, una collerica frenesia, una lingua sciolta e pretenziosa che vuole raccontare, vivere e condividere. Ferma e sempre in moto, in un cammino continuo e mai stanco, muscolo in fibrillazione, testa in tafferuglio, cuore in calma ma in pulsazione esasperata! Tempo permettendo durerà tutta la vita!


mercoledì 16 giugno 2010

anno di grazia, 1972

È il mio anno, lontano e dolcissimo, e fecero la loro comparsa una bimbetta di quattro chili e tre e il primo numero de Il corriere dei ragazzi di (invento) trentuno grammi e cinque… Il corriere dei piccoli non era più attuale e al passo dei tempi e fumettando ad alta qualità si presentò nelle edicole il neonato di struttura culturale più robusta, senza però essere spocchioso e superbo.
L'impostazione data a servizi e rubriche miravano all'informazione scientifica, tecnica ma anche al tempo libero dei giovanissimi, influenzandoli e traghettandoli verso un tipo di approccio letterario più serio e profondo delle questioni della vita. Li si abituava gradatamente ad avvicinarsi e ad affrontare letture più adulte. E c'erano le personalità più affermate del mondo dell'illustrazione internazionale… Uggeri, Pratt, Jacovitti, Bottaro, Tacconi, Battaglia, Milani, Cubbino, Quinto e gli emergenti (allora) Castelli, Manara, Micheluzzi, Ongaro, Sclavi e tanti e tanti altri. In quello che, sarebbe riduttivo chiamare Giornalino, ma è per motivi di affetto che lo faccio, si univano il mondo della fantasia, il fumetto, e quello della realtà, gli interventi redazionali, che producevano una sorta di osmosi che li rendeva difficilmente distinguibili.
Ho avuto cinque anni per sentire alcuni di quei bellissimi articoli, mio fratello mi usava come cavia e mi sottoponeva alle sedute giuridiche in cui eravamo chiamati a giudicare i personaggi storici nella bellissima serie La parola alla giuria, scritta da Milani e illustrata da Manara. Mamma mia! E ricordo altre rubriche: I grandi nel giallo, Dal nostro inviato nel tempo e così via. L'avventura durò proprio un quinquennio nel quale potemmo fruire (il Giando in prima persona, io per ascolto graditissimo delle sue letture) di un mix di generi e dell'opera di collaboratori di altissima professionalità… sembra che le cose ben fatte abbiano vita breve, ma è un ricordo dolcissimo, l'uscita domenicale era quello: un gelatino al Bar Guida preso sotto casa e la passeggiata fino ad arrivare in cima al corso, quattro biglie di vetro colorate, o due riffe, e il tanto sospirato Corriere. Quelli sì che erano regali.

martedì 15 giugno 2010

la vita a metà

Cosa hai bisogno per ricostruirti? Hai combattuto e ti sei disaffezionato, hai inferto traumi e hai bramato per tornare a guardare gli orizzonti del prima. Non hai più fiducia nel tuo carattere, ci stai scavando dentro, e quasi non trovi più nulla, sei introverso, cupo, impalpabile. Sei sempre in movimento, usi pochissime parole ma il tuo mondo interiore non riesce a placare il dolore, il tuo destino trito e sezionato, lo trituri e lo ripassi alla luce del tuo umore tetro, sempre più nero, scivola fuori una grande poltiglia, ma non hai budello che la compatti.
Non gettare quell'ancora, tienila assicurata su una sponda. Troverai un fondo su cui afferrarti, una mano con cui rassicurarti… ma no, la morte non rende tutti uguali. Abbandona quel feticcio, non adularlo più, raccogli i tuoi pensieri delicati e rendili a quella camera, chiudi la porta e la chiave che ti taglia a metà, metti all'asta l'oblio, accendi l'ultimo cero e scrivi un necrologio, semplice e trasparente. Tavolo sottosopra, sedie in terra, tappezzeria lacera, letto sfatto… camera in disordine, prenderà fuoco e si cancellerà. Oltrepasserai quella soglia, debole e vinto cederai al granitico e muto urlo del morto.

… lanciai un urlo di inferno. Un urlo che dovevo portarmi dentro da molti anni, e con quell'urlo così ampio che aveva fatto fatica a passarmi per la gola mi uscì un pezzetto di niente, come uno scarafaggio di saliva… e quel pezzetto di niente che mi era vissuto tanto tempo dentro era la mia giovinezza che fuggiva con un urlo che non sapevo bene cosa fosse.

lunedì 14 giugno 2010

Ala

"La funzione naturale dell'ala è di sollevare
ciò che è grave e di innalzarlo là dove dimora la comunità degli dei;
e in qualche modo essa partecipa del divino più delle altre cose
che hanno attinenza con il corpo.
Il divino è bellezza, sapienza, bontà ed ogni altra virtù affine."
(Platone, Fedro)

Ne avranno cognizione tutti coloro che percorrono una strada di conoscenza di sé e vorrebbero esplorare o scoprire le proprie attitudini a recitare attraverso Stanislavskij, articolando il proprio lavoro in livelli di complessità o "cerchi di consapevolezza", per affinare, percepire e abilmente esprimere il proprio ruolo sulla scena e nella vita. È un viaggio di risveglio, un occhio di bue sul teatro per celebrare l'incanto del mondo. Questo mi disse il caro Renzo, e intanto mi scrutava dentro come uno speleologo scala e scava nei meandri della crosta terrestre «Non vorresti tu scoprire maggiormente di te?» - Forse - risposi, - non sono sicura! Ho voglia di lasciare al buio più grotte del mio inconscio di quanto potessi credere! -. Non so se l'ho deluso, non so se ogni volta che assistessi a qualche loro spettacolo, non avessi voglia di smentirmi, salire su quel palco e aprire quel sipario sulla mia persona, sulla mia interiore immaginazione! È stato sempre un rapporto non molto felice con la mia timidezza e la mia insicurezza, e la sua esperienza nulla aveva potuto sulla mia reticenza. Avrei potuto scapicollarmi finalmente, dare un colpo deciso di vanga alla mia scorza d'indifferente ritrosia… mah, pirata nell'animo, avrò modo di dimostrarlo, ma non in questa vita, non in questo viaggio, isso la bandiera nera e salpo per altri lidi, importante che sia lontano, meno che sia violento e all'arrembaggio!

domenica 13 giugno 2010

mercy


Sessant'anni e non sentirli. Occhi grandi, occhi per guardare nel profondo, osservarti meglio, vedere oltre, per capire, per sperimentare, immaginare e predire, emozionare con suoni, immagini e movimenti… semplice e primitivo. Si fa idea germinale e musica essenziale, contaminata in maniera assoluta e reale, verticalmente e orizzontalmente. Vocale cantilenata, sussurrata, sovrapposta, ricercata, evocatrice dei suoni dell'anima. Le dimensioni dello strumento voce hanno trovato quotidiana frequentazione nella sua pratica sperimentale e vivono in assoluta spontaneità dentro strutture nate dalla ricerca come esigenza espressiva.
Ci si azzera, si ritorna seme e si acquista forza nuova e maturità artistica incredibili, essenziali e ricchi nel medesimo istante, con grazia e musica ci pervade e ci conquista, ci vince la sua energia e la sua carica comunicativa. Non ci sono pensieri specifici, si ha solo una via da seguire, un fine da perseguire, e il suo è quello di arrivare a una nuova forma, una diversa maniera di lavorare per non dipendere dal tempo, per essere 'senza tempo', ricercare qualità universali.

Sì. La mia speranza è che la mia musica possa avere l'energia del rock'n'roll, la flessibilità del jazz, la precisione della musica classica. Questo è quello che voglio dalla mia musica, una musica per gli esseri umani, per tutti gli esseri umani. Siamo in un momento speciale, in cui abbiamo la possibilità di un'apertura totale, perché ora stiamo vivendo in una specie di villaggio globale, dove ci può essere un'integrazione reciproca.

sabato 12 giugno 2010

in circolo



Menzogne, frottole, bugie… come volete che le chiami? Tutti le raccontano, mediocri, patetiche, inconsce, o geniali, spettacolari, sono sempre frutto di autolesionismo e provocano fraintendimenti, equivoci, coincidenze, a catena, fino a determinare la collisione violenta e insostenibile. È per questo che amo le canzoni, quelle grandi che parlano di cose fondamentali. Le canzoni dicono la verità. Anche se sono sceme, dicono la verità.
E mi sembra di sentire le note di L'hymne à l'amour o Ne me quitte pas… Canzoni con spirito di esemplificazione, di ellisse. Gli uomini invece… sono complicati, amano le complicazioni e diventano complici delle loro storie chiuse, ermetiche.
Quello che rimane? Smarrimento, vuoto, personalità spente e ingrigite, macchiette incapaci di sapere cosa siano e cosa vogliano. Tutto condito da confusione e indecisione, retrogusto amaro del rapporto tra uomini, donne, uomo e donna persi in un completo smarrimento comunicativo. Non è casuale, è lucida analisi critica degli avvenimenti girati nelle rigide coordinate dei luoghi e dei tempi in cui sono incapsulati piccoli minuscoli personaggi destinati al crollo.
Grazie a Brel, a Truffault e a Rohmer…

venerdì 11 giugno 2010

alla faccia del mulo


Vegetariana io? Macché, scherzi? Ci mancherebbe… guardo quel tondo e lucido pezzone di carne nel mio piatto e sento una fitta allo stomaco. Per il bene della mia storia appena inaugurata, farò uno sforzo. Ma ci vuole una gran dose di coraggio. E q.b.? Ci vuole determinazione perché un invito a cena non finisca col diventare un incontro di boxe o un lancio di posate, piatti. Meglio ancora sarebbe tirar via la tovaglia con tutto ciò che c'è sopra, insomma sparecchiare velocemente. All'aria tutti i manicaretti preparati con cura e la passione con cui si vorrebbe consumare prima e dopo…
Impugno forchetta e coltello e segno delicatamente la superficie del malcapitato attributo di animale discendente e diretto parente del cavallo. Accidenti, è bastato un colpetto e quello si sfalda e tira fuori una flaccida e bianca poltiglia. No questo è troppo. È anche ripieno? E via alla dotta e lunga spiegazione sulle qualità e sulla succulenza di un prodotto tipico faticosamente strappato, trattato, insaporito, eccetera, eccetera, eccitato lui, occupata io, a trattenermi, calma, calma!, stai buonina, passa tutto, basterà chiudere occhi, naso e orecchie, la bocca no, afferra e butta giù in fretta, per piacere!
Deglutisco senza masticare, sto per strozzarmi. Bel modo di suicidarsi sarebbe stato! E sarebbe stata la giusta punizione per la mia vigliaccheria! Mi vendicherò, e vendicherò anche la specie oggetto dello scempio. Devo solo studiare il modo; sono così concentrata sui miei pensieri che non m'accorgo del piatto che furbamente è stato sostituito, è magicamente apparsa un'altra porzione! Costui vuole la mia morte prematura. No, no, grazie, non riuscirei a gustare il resto! Ho anche portato pistacchio, passito e uva sultanina, dai! e intanto guardo con sufficiente indifferenza il rivolo di lardo avvoltosi alla mia forchetta. Non ho ancora finito che già mi tuffo sul bicchiere e in un sorso lo vuoto!
Ora spiegatemi voi: come possono esistere tanti indifferenti verso la sofferenza animale, la bellezza di queste bestie, il carattere caparbio, gli innumerevoli pesi caricati sulle loro some? Hanno percorso tratturi impervi, scoscesi, impossibili. E gli insensibili a frustare a segnarli a bastonarli.
Come si fa a ignorare l'importanza dei gusti personali e decidere un menù intero senza informarsi: hai intolleranze, preferenze, antipatie? Sì, tu. Mi stai piazzato sullo stomaco e neanche una purga potrà sciacquarti via, brutto, insensibile, indifferente, pelato, lardellato e palloso, proprio come quello che m'hai costretta a mangiare!

Sono volute, ricercate ed elaborate le ricette con ingredienti locali della mia città, i riferimenti? Q.B.! Fatti realmente accaduti? Mai quanti vorrei!

giovedì 10 giugno 2010

apocalypse now (1)



La minaccia di diluvio è imminente. Un bagliore sinistro e via la luce. Avevo appena messo sù la boheme.
L'acqua è cominciata ad entrare al pianterreno. I tappeti galleggiano, i documenti sono zuppi. Tutti si tolgono le scarpe, i calzini e portano via gli scatoloni. Una lunga fila, capofila un ragazzone con le lentiggini e gli occhiali, una lente sola, spessa, l'altra gli è saltata nell'acqua e non si prende certo la briga di cercarla ora.
Sul tavolo ancora i bicchieri, le bottiglie vuote. Abbiamo brindato al nuovo capo. I taralli erano finiti prima che si iniziasse a discutere. E del resto non c'era tanto da parlare. S'era già deciso tempo addietro. Dialoghi strappati per strada. Telefonate brevi. Compromettenti poco, risolutive assai. Tutto stabilito.
La regia spetta a me. Io tiro le fila. Io stabilisco musica, luci, fotografia… Nonostante tuoni e fulmini fossero così forti che c'era bisogno di urlare per farci sentire, abbiamo calcolato, messo fuori, aggiunto, sostituito, per, meno, più, diviso… fatto la spesa, organizzato una sontuosa cena, ingozzati, tracannato, e messi comodi sul divano contiamo i posti vuoti e i mozziconi di candele.


Siamo ben composti, ogni tanto qualcuno si alza per andare a controllare il contatore, altri si affacciano alla finestra per vedere se ha smesso di piovere. Mentre si muovono, mi scatta qualcosa nella mente. Continueremo ad agire al buio. Meglio. Si risparmiano energie. Si evitano scontri. Si fanno fruttuosi incontri. Si stimola il sonno. Si giocano stimolanti scherzi. Ci si nasconde meglio. Ci si sorprende piacevolmente.
La luce torna alle quattro. Nessuno aveva un impermeabile o un ombrello. Chi immagina una simile tempesta a giugno? Quando scendo per fare il caffè mi accorgo che c'è gente che dorme in ogni angolo. Il disco riprende a girare. A tutto volume. Primadonna a spasso.

o innocenzaepanico

mercoledì 9 giugno 2010

sposa della verità

Movo gli astri, e ve li rendo accessibili,
traccio una nuova mappa, siate orientati
ad entrar in voi e a guardar fuori.
Al cielo dono il corpo tutto, intelletto e agire,
mai verità giaccia sotto nessuna pietra.

Uccidetela! urlò l'empio uomo di fede… e poi fecero a brani quelle membra
Il fondamentalismo non è un'invenzione del XXI secolo e non riguarda esclusivamente i musulmani. IV secolo, tolleranza zero verso pagani ed ebrei, donne e streghe. Anche il savio s.agostino scriveva: è un animale né saldo né costante: è maligno e mira a umiliare il marito, è piena di cattiveria e principio di ogni lite e guerra, via e cammino di tutte le impurità.
Ma una donna saprà esser maestra di filosofia e scienza, neoplatonica, guida pagana, al di sopra di ogni credo e di ogni ideologia. Socrate la evoca per la magnifica libertà di parola ed azione che le veniva dalla sua cultura, assaporando egli stesso il timore reverenziale che tutti provavano nei suoi confronti.

Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e alle tue parole,
vedendo la casa astrale della Vergine,
infatti verso il cielo è rivolto ogni tuo atto
Ipazia sacra, bellezza delle parole,
astro incontaminato della sapiente cultura

martedì 8 giugno 2010

a nudo


O graziosa e callipigia / Tutti i culi del mondo sono niente / Il tuo è davvero uno schianto / Dea dalle colline d'argento / D'argento cioè di crema / E foglie di rosa anche / Perciò gran bel sedere io t'amo / E la tua grazia è il mio unico tormento

Esagerata, ecco cosa sei… in tutto. Sensuale e immaginosa, mescoli volumi e liquidi, arte, amori, vita, viaggi, esperienze. Da te parte flusso e inondi, versi e lettere di passione, libertina e fugace.
Curiosa e vivace come un vento frizzante d'aprile, cupa e oscura come una nebbia fitta d'ottobre. Proibita ai più, amata dai pochi, inumana e insostenibile musa, sognante e carnale artista. Perché scrivi così? L'idea è quella di scintillar parole che brucino il cuore, puro alcool, lode alla fiamma che divora e rinnova. Non c'è nulla in comune tra me e coloro che hanno paura delle bruciature. Acquarelli con nuova tinta e l'amore, e la guerra, e il viaggio, e la poesia, verghi con forza e audacia flagellanti passi di sesso sfrenato e perverso, di lussuria e violenza, proibita e forsennata opera di poveri diavoli in amore. Mi riconosco e ti ritrovo, entrambi penetrati nel profondo della crisi di valori e ideali, di identità tormentate del nostro presente passato futuro, riemergiamo e riaffoghiamo… non cerco salvezza ma slegami i lacci che la realtà ha stretto alle caviglie e ai polsi.

lunedì 7 giugno 2010

gli artisti

… quelli veri, hanno intorno a sé un'aurea speciale, una luce che li rende unici, diversi, intoccabili… si pensa! È come se la capacità di offrire opere d'arte li ponesse su un piedistallo, come dei, distinti dai comuni mortali. Hanno ricevuto un dono e, se generosi, lo condividono. Ken Saro era così, un artista vero. E su quel piedistallo io ce l'ho trovato proprio bene e l'ho adorato finché ne ho avuto il tempo e la possibilità. Eppure da quella base di appoggio quel monumento della poesia parlata, ascoltata e vista, l'hanno fatto scendere di forza e la sua aurea nulla ha potuto contro la violenza e l'arroganza di un governo… 'Oggi è il 10 novembre 1995, io le ordino in nome e per conto del mio sovrano Potere economico e nero oro, Petrolio, di abbandonare quella posizione così alta, elevata, superiore alla gente del suo paese, di abbassarsi al nostro livello di ignoranza e di sottomissione e le comunico che il consiglio supremo delle egemonie dittatoriali ha deciso all'unanimità la sua condanna a morte'. A 54 anni la sua voce s'è spenta, il lampo è morto, il tuono non ha seguito la precisa successione e s'è intrecciato all'impotenza di tutta la comunità internazionale, stringendo uno scorsoio devastante alla sua gola preziosa…un segno eloquente ed incisivo: la missione a cui s'era chiamato, fondamentale e necessario compito umano di raccontare scempi e ingiustizie è stata soffocata! Stretto e irrespirabile il nodo ha troncato la bella foresta di fiori che colorava la calda Nigeria e con lui appeso e dondolante, disperiamo e piangiamo, rialziamo lo sguardo spento, lo deponiamo in terra delicati, riprendiamo coraggio e aspettiamo di arrampicarci su quella corda e di arrivare lassù a buttar giù le stelle.

domenica 6 giugno 2010

diavoli o angeli?

Rialzo la testa,
pesante,
ne giace metà nel piatto.
Non sono riuscita a saziarlo
ora mi maledirà in eterno.
Niente lo salverà dal mio odio.
Ho guarito la sua sete con il mio sangue,
ho nutrito la sua ignoranza con le mie parole.
Ma nulla posso per la sua fame di vendetta.
Seguo la traccia del mio cammino, inutile.
Ignoro la sua irata voce, mi lascio alle spalle l'urlo sordo,
lo ignoro e raccolgo nella mano quel che rimane della vita.
Indecisa, guardo indietro il vuoto delle mie orme,
ma mi avvio verso quel cappio penzoloni.
Reco in grembo il mio sorriso
e lo appendo, cosicché sia più vicino al cielo.

Scivola giù piano. Fino ai piedi del letto. Tira con sé coperte e lenzuola. Rivolge uno sguardo vuoto, disincarnato. È solo nella sua stanza ingiallita, vecchia. Niente più poster alle pareti. Apatia, noia. Ha da poco abbandonato la scuola e ha anche stracciato la tessera di un'associazione di sinistra. Non gli piace quella sensazione di inutilità, di mancanza di praticità. A cosa servono tutte quelle idee campate in aria? Sono bravi solo a sfasciare tutto. E a lui non sta bene la violenza gratuita. Lanciare una bottiglia infiammabile contro la vetrina di un negozio, farsi esplodere in mezzo alla folla. MAI! Ricorda ancora benissimo l'espressione di sua madre, sarcastica e superiore. 'Ma dove credi di andare? Vai, coraggio, tornerai da noi, non appena ti renderai conto di quanto sia difficile la vita fuori da questa casa'. Una risata acuta gli riempie orecchie e gola. Cattiva e impietosa, lontana dalla mano che l'ha cullato da bimbo. E suo padre? Non ha proferito parola. È rimasto seduto impotente sulla poltrona di fronte alla televisione, schiacciato contro la spalliera, le mani penzoloni, il mozzicone che ustiona la bella moquette. Tutti e due sanno che lui tornerà, prima o poi, e avranno tutto il diritto di ripetere sempre quella frase: "Lo sapevamo, te l'avevamo detto"! È talmente spento che non controlla i suoi muscoli, non ha più riflessi e non riesce ad evitare la caduta finale, ma è un tocco delicato, un tonfo nemmeno tanto rumoroso. Da lì è tutto diverso, tutto urla e geme. Un orrore velenoso e una smorfia spaventosa gli si disegna sul viso, una eloquente rivelazione della sua solitudine. Tutti lontani anche gli amici, anche dio, anche la sua ragazza. È evidente: non sono lì presenti, ma non sono assenti, il fatto è che non sono mai esistiti. Sono tutti frutto della sua immaginazione. La sua coscienza messa a nudo e, anzi, scarnificata gli si rivela chiara. Le braccia scoperte gli ricordano i suoi buchi, i suoi tentativi di trovare un'altra via alla conoscenza e alla comprensione. La follia lucida di un incipit tragediae raggelante ma allo stesso tempo confortante. Annoda quelle lenzuola uno all'altro, un ultimo sforzo: neppure di fronte alla morte la vita può avere dignità… contempla l'ultimo soffio nello specchio, si arrampica fin lassù, via l'ebete pigrizia, via la stravagante imprudenza. (dal 2003 - Loco gennaio)

sabato 5 giugno 2010

quando il troppo storpia

Zibaldone, mi venne un colpo! Nè capitoli, nè titoli, sfugge a qualsiasi schema, un flusso da Joyce, un pensiero liquido, in continuo movimento, contradditorio, inafferrabile, devo per forza definirlo? No, dai è poesia e questo mi vince. Che devo fare per razionalizzare tanto quanto basta per non impazzire, come devo organizzarmi? Inutile e perditempo, falliresti inesorabilmente! Qual è la chiave di volta? Potrebbe essere… ecco cos'è POSSIBILITÀ, grande intuizione leopardiana. Il nulla si apre e volge verso il mondo e la vita. Ma non era lui il pessimista? Il nichilismo in lui si identifica con la possibilità, con l'infinito; il nulla è costitutivo, è l'apertura sulla quale si pone il divenire. Nulla ed essere, angoscia e pace. Più tardi ho letto qualcosa di Heidegger che della questione del nulla ha colto la problematica metafisica e il rapporto con il destino dell'occidente. Comincia un'indagine sul nulla e in questa ricerca viene coinvolto tutto l'essere e l'esistente che pone la domanda. Si capisce che è qualcosa che ci riguarda da vicino, anzi dall'interno, è così che proviamo inquietudine… In quanto esiste l'uomo, accade il filosofare. Ora mi spiego la grande foga a fare, operare, spendere, esagerare… ed ecco che capisco me: lento, godereccio, svogliato, pretestuoso. Ho quattro libri sul comodino e li sorseggio piano, li digerisco con calma, senza fretta ma con ingordigia controllata.

venerdì 4 giugno 2010

spaesata


Città ho riso dei tuoi palazzi simili a tartufi
Bianchi dal suolo scavato di radure azzurre
Ora se ne vanno i miei desideri tutti lemme lemme
La mia pia emicrania ha coperto la sua cuffia

Punto virgola tratto sospensione, lasciate che frutti questo mio pensare, voglio rivelare l'enigma, sono e nello stesso tempo non sono più. Ho dipinto un volto, ho dimenticato gli occhi. È una donna concentrata la mia, su se stessa e dimentica dell'ambiente esterno, sensibile, legge e pensa e sogna ed è anima, metafisica colta e riportata. Inspiegabile, impossibilitata a descrivere ciò che chiamo trasformazione, fenomeno rivissuto ogni qualvolta io la guardi. Cos'è quel manichino? E quella statua acefala? Quella torre? Un cavallo che non guarda… Una percezione plastica e intuitiva di un concetto filosofico, un'iconografia fortemente evocativa, disegno il pensiero, io, metto in scena drammi le cui protagoniste sono le idee e le metafore e le allusioni, lucidità chiaro veggente, la raggiungerò prima di diventar pazzo, io so, io sento e vorrei che anche voi sapeste, sentiste. Giocate con me e disegnate i giocattoli senza senso e colmi di mistero, sfrecciate verso il basso nella terra, raccogliete intuizione e creatività e, unendovi sui miei letti all'aperto, date vita all'arte Arianna e Dioniso. Scolpito nell'aria per l'eternità in un fermentante magma di poetica ispirazione mi pervade il canto, quel lampo che fa sentire nell'uomo -nel suo perire- la verità del suo essere immortale, scheggio frammenti di luminosa quintessenza, e vibro l'ultimo colpo musicale e possente. La statua perde il suo apice, rimane nascosta per un tempo incalcolabile, ma io la scovo leggera e commossa, la incardino su una monumentale sequenza di titoli, tante stanze e un labirinto… Sono un frutto d'innumerevoli contrasti di innesti.

giovedì 3 giugno 2010

l'altrove nel suo regno


Anche nel corso della vita più eccezionale e gratificante, ciò che si vuole realmente fare di rado viene compiuto, e, dagli abissi o dalle sommità del Vuoto, ciò che è stato, e ciò che non è stato, sembra ugualmente sogno o miraggio.

Devo averla incontrata un giorno, devo essergli passato accanto, devo averla ammirata in tutta la sua beltà, devo aver ascoltato le sue parole e sentito il profumo della sua intelligenza, quel soffio leggero a sfiorarmi e ad avvicinarmi alla eternità… Devo averne percepito la forza e il coraggio, l'amore terreno e quello immortale. Ho ora, in questo preciso istante, un pensiero incorporeo e appassionato come per una musica lontana. Unì un popolo, sacrificò il suo orgoglio, intensificò rapporti, ricongiunse due volontà. Incalzò, ordinò, dominò. Intensa, potente e dolorosamente regina, entità unica, annullandosi si distinse e incise con precisione il suo nome nel regno dell'invisibile uscendo dalle nebbie dell'anonimato e conquistando l'eterna identità regale.
Sono rapito, ignaro e oscuro visitatore, cerco di rammentarne le sembianze, provo a riconoscerne l'impronta, ma è tutto così confuso… La memoria è uno specchio capriccioso. Ho trovato un'epistola, non vi è apposto alcun nome, chi me la manda? Grafia leggera ma decisa, solenne e imponente, un'eco che perpetui una vita inesistente, mai esistita. Scrittura chiara e ordinata… ciò che era mera evanescenza si fa sostanza. Son convinto, è una donna reale, non è l'incarnazione dell'amore, è poesia, elegia ma è anche voce, è vigore, è vita.
Le invio un lacerante grido d'amore, un invito a incontrarci in un universo parallelo possibile. Accetta. La scorgo. Finge che io non ci sia, si muove indisturbata e intoccabile, ma dovrà pur ammettere che io esista almeno quanto lei. Mi avvicino, entro nella sua aurea, non devo esser soggetto al suo piacere e al suo capriccio. Si volta e il riflesso dei suoi occhi si appunta sul mio, le sue labbra si dischiudono e un grande cancello di ferro che sembra poggiato sul nulla e non è contornato da mura, né da colonne, si spalanca su un mondo senza tempo, dove tutto aleggia e scivola via. È un rituale l'attraversamento, superiamo la soglia, calma, silenzio, ordine: squarciamoli o lasciamoli intatti e volgiamo lo sguardo altrove.

mercoledì 2 giugno 2010

via i paletti

La definizione è per sua natura finita, è limite e confine, mentre io voglio il lontano, e al di là degli ostacoli (delle parole, dei sentimenti, del mondo) cerco l’infinità in cui tutto, tutto si riunisce.

Tutti esperti alchimisti, si muovono con agilità tra alambicchi e pietre filosofali e si affannano, non appena conosciuta l'esistenza del pensiero e da questo affascinati, alla ricerca della Verità, sono tormentati da una infinita sequela di domande. Io? No. Macché, io non faccio altro che schivarla ogni giorno, mi rifugio al riparo dell'artificio e della maschera.
Poi perché? Siamo contenuti all'interno di una denominazione, un fluido che non ha forma, si camuffa, assume la sagoma della bottiglia in cui ci hanno versati, e ci accoglie, ci protegge, fino a quando chinatasi, trabocchiamo fuori e torniamo inevitabilmente all'informe originario. E allora? I nostri progressi, i nostri cambiamenti sono solo apparenti, il divenire è circolare condanna e periodicamente ritorniamo, sempre diversi, eppure sempre immutabili. Ma no, non è un inganno, perché desiderare una verità unica e allo stesso tempo volere un confine non fisso? Teniamo solo il qui ed ora, la nostra esistenza è basata su fondamenta effimere, quello su cui abbiamo poggiato il nostro sguardo un attimo prima non è più il medesimo, è già diventato passato e quindi non è più reale.
Basta con la spasmodica ricerca della realtà. Dentro avvertiamo un'immensità inspiegabile, ci volgiamo all'immortalità che percepiamo come potenzialità, ma che non riusciremo mai a raggiungere. È una lotta impari e noi usciamo sempre sconfitti e amareggiati, e pur restiamo ostinati nel nostro intento.
Forse dovrei smettere di pensare: forse è questa la fonte del mio malessere. Smetter di concentrarmi, perdermi nel rapimento dell'evasione, e tendermi nel viaggio di fuga dalla logica abitudine, sgretolarmi come fragile argilla tra le mani dell'impietoso non-sense. Una capanna in riva al mare, una grotta sul fianco di una montagna… sì il libro dell'inquietudine mia si apre e me la darà, una delle due, non m'importa, ma quando comincio a pensare a tutti i particolari, ecco naturalmente mi sveglio, e non c'è nulla, né capanna, né mare, ahimè… cominciai a vestirmi e dinanzi a me la vita riprese a pavoneggiarsi nei suoi abiti di tutti i giorni.

Sì o no… questo o quello… uno o zero.

martedì 1 giugno 2010

synopticon


Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi!
Guarda il mondo: è più fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle più grandi fabbriche.

Salvateci! Ci stanno cercando per bruciarci tutti, siamo scampati in pochi alla distruzione sistematica, ci hanno conservati illegalmente. Ci hanno passati di mano in mano, sotto i cappotti, nelle coppe dei reggiseni, infilati nelle mutande, nascosti nell'intrico degli chignon… i codardi ci hanno lasciato sugli usci, ci hanno gettato a bordo strada…
Non permettete che amputino un pezzo di conoscenza e coscienza umana, non fatevi sottomettere dal pregiudizio talebano anticulturale, ribellatevi al regime totalitario che proibisce la lettura, ma soprattutto interessatevi a ogni tipo di cultura e liberate il vostro pensiero, così solo impedirete al potere dell'ignoranza di sottomettervi e permetterete a quello della sapienza di farvi crescere.
Chi è che ci spia? Siamo sorvegliati e controllati, monitorati su larga scala, sfogliati dall'odio e fraintesi, visionati da occhi malvagi e appiattiti e imbarbariti, boicottati o strappati. Gettate acqua sul fuoco distruttore, evadete l'infelicità e siate diversi… scegliete di esistere. Sacrificatevi con noi o immergetevi in noi, uomini dalle braccia copertina, donne dalle ciglia pagina, ragazze dalle labbra virgola, bimbi dai piedini nota… fire and sky

I romanzi non sono la vita! Cosa credevi di ricavare da queste parole stampate, la felicità?
Che idiota devi essere stato! Quest'immondizia può far diventar pazzo un uomo.