martedì 10 gennaio 2017

Liquid.

My hair and my suit, too.
I'm aware of that. I've written'em down.

I'm changing my hair back.
And that's the story of how dying my hair kept us from doing something we both would have regretted that night.


Fluido, inconsistente, impalpabile, incorporeo.

Questo è il rapporto. Questo è il sentimento. Nessuna strategia, nessun piano.

I'm just not in a relationship.

I'm not very good at telling stories.


Paranoid. Black Sabbath.


martedì 3 gennaio 2017

I do this.


https://it.pinterest.com/musatemi/



This horrible moment where I pictured what life would be like without illustration.

È quello che smussa ogni spigolosità, o aggiunge angoli acuti, cornucopia da cui svettano cime innevate o progressi pirotecnici continui. Limata o acuminata è l'espressione di ciò ch'ho dentro: la per nulla solare scrittura, la claustrofobica malinconia, l'eloquente energia consumata dalle nuove generazioni. Tento di spegnere e invece s'alimenta. Lo stato dell'arte è ossessione e tensione al buio denso imperdibile finale, ché si sale e si precipita continuamente, dalla profondità alla superficie. Soffio. Squarcio. Slancio. Sibilo. Finisce e inizia così. 

What are you doing for New Year's? I do this. Strange year.

Soundtrack: 'Anemone' The brian jonestown massacre. - 'Come undone' Isobel Campbell Mark Lanegan.

giovedì 15 dicembre 2016

Untrue.

I believe in Father Christmas.

Riciclo questo titolo. Diffondo atmosfera e nostalgia. Progressive e nenia declinati con una voce sfarzosa, preziosa, e allo stesso tempo oscura e profonda. Io la vedo quella parabola, nitida e luminosa, un percorso in ascesa, veloce carro e ancor più veloci le renne, disegnano delle linee ben definite che nemmeno lo spot Ikea ha potuto rovinare, anzi… lì c'è un babbo che irrompe in casa in mutande e tipici berretto e casacca e sul divano, ad attenderlo impaziente, c'è un gran bell'esemplare di 'renna' bruna e prosperosa. Se la scoperà a breve. Avrei voluto idearlo io uno spot così. Grazie Svezia. Io, intanto, orecchio e naso ben sviluppati, comincio ad avvertire la maturazione dei frutti del duro impegno. Sincronizzo il battito di ciglia con l'appetito sempre buono e opero la fusione tra talento e immaginazione. Non diventerò forse un gigante del settore, ma andrò fiera per l'ampiezza del pubblico raggiunto. Perfetta crooner. Vibrante e grave. Rauca e sottile. Voce al di fuori del coro. Matita sempre ben affilata. Mano veloce e morbida. Instancabile e tenace. Pressione accurata e giustamente esercitata. È pronto. Ho fatto un buon lavoro.

From the beginning.


ELP. Music.

martedì 29 novembre 2016

Penumbra.

Come Giano. Bifronte. Futuro e passato. Gettati qua e là. Sguardo all'uno e all'altro. Covo segreto. Cerco. Scovo. Ti accarezzo forte. Prendo colore e intingo arti. Realizzo molteplici sfumature  psichedeliche che si mischiano all'aria gelida, dissipano il calore e creano magia. Temperano, stemperano. M'insinuo. È strana e curiosa. Apprensione e suggestione. Ma è sinergia vitale. Che trova materia grezza e rende pregevole. Almeno per il tempo di un orgasmo. O quello per finire un cheese-cake. O per una scarpinata lungo un sentiero di montagna innevata. E tutto nasce dall'incertezza, dal grigio titubante, dal timido risveglio, dall'invisibile presenza.





The trip. Still Corners. 6:14 minuti. Quello che dicevo applicato a musica.

martedì 11 ottobre 2016

Nodi.

Velocità limitatissima. In direzione accondiscendente e a favor di vento. Ché la voglia d’andar contro s’è dileguata e i tempi per percorrere la distanza tra il punto f e il punto g, a caso, dal buco su a quello giù, a scelta, s’estendono e in egual modo sfumano e si velano e sfumano e si dissolvono. E ormai si parte per divincolarsi, per deregolamentarsi, per districarsi. E si ritorna assuefatti e poco inclini alla normalità. Scopo? C'è?
Ideale sarebbe salpare e non attraccare. Mai. Essere l'esploratore che non desideri girar l'angolo immaginario e incrociare lo sguardo ostile del nativo, impersonare il marinaio che non ambisca a scorrere sulla china irreale e ramponare la gobba del candido cetaceo. C'è un indirizzo scritto male, il testo non è chiaro: ci si perde. E forse l'intento, mai dichiarato, ma strettamente intrecciato, è quello.
Com'era la storia? Cominci il racconto, ma ne smarrisci il senso nel bel mezzo, hai sciolto l'ancora, lì all'ormeggio, ordinato all'equipaggio di salire su scialuppa e salvarsi, e hai smesso di emettere suono se non sbuffare e gonfiar il fazzoletto dispiegato all'addio. E sicuramente l'obiettivo è quello: non finire nella storia, uscir da un gorgo per entrare in un altro, un altro, disinteressarsi al post.
Scegliere di non pubblicarlo. O nascondersi.


Sciogliere (se mai si sia voluto annodare).


Cambiare rotta (più o meno).


Salutare.



Niente da scoprire. Navigare, basta.

mercoledì 31 agosto 2016

So much time and so little to see.

I miei desideri son tutti accoppiati, ma di colore diverso. Ho appena aperto il cassetto. 
Ripiegati e in ordine. Un ordine apparente. Imposto.
Un incantesimo dovrebbe rimettere a posto tutto: il mio iniziale ed originale peccato, quello che metteva subbuglio, quello che tirava fuori confusione da ogni allineamento, in equilibrio costante tra stravaganza e l'indefinita e sfumata fuga dalla realtà.

Ora è tutto così piatto, comune, normale.
Non è inno travolgente, non è marchio a fuoco, non ha sguardo magnetico che buca lo schermo. E io vorrei ancora quel can't ignore the train.
Lungo brivido sottopelle, terremoto psicologico al quale non si può restare indifferente e qualcuno che mi serva un concentrato di dolcezza e tragedia, frugale esistenzialista.

Ferma. E voler andare. I remember the wishing chair. Sittin'. In attesa di un evento. Che cambi il destino. Tanto tempo e tanto poco da vedere. Il fato fatale. Scivolarci dentro, immerso nei pensieri su bagnasciuga della vita. È una bozza che non vedrà mai il suo definitivo. Oltre quell'indolenza c'è il mondo. But through adventure we are not adventuresome.
Wait a minute. Strike that.

Reverse it.


Soundtrack 

Risultati immagini per boards of canada

Ché la musica non ti salva. Music is math.

lunedì 8 agosto 2016

Bad experience.

Una di quelle dalle quali non sai mai cosa aspettarti. Esordio fantasmagorico, fortunatissimo secondo atto, tanti momenti salienti, immerso nei rassicuranti e sferzanti temporali, piroettando e rituffandosi, avrebbe potuto essere un gigantesco calderone di generi, tradizioni, suoni e odori e invece s'è ridotto ad unico strumento, placido mare, voce sola, singolo estratto. Un vero peccato.

Tutto gira intorno al nucleo, paiolo instancabile mescolante la solita minestra, degli ingredienti innumerevoli, pizzico lì, manciata qui, q.b., in base all'occorrenza dell'affare, su suggerimento dell'affarista. L'apparecchiatura è perfetta. Il servizio ottimo. Il sapore? Non pervenuto. Il profumo? Neutro. Ma l'aspetto…

Cosa sia rimasto del luogo evocativo e dei vari personaggi, di quel villaggio scontroso, ma pacifico, placido, ma sferzato da correnti e sensazioni pure, non è dato sapere. Eccesso di sperimentalismo, esplosione smisurata, spericolate speculazioni, in superficie e, sottotraccia, nascosto da pieghe voluttuose, l'intenzione originale, raffinata e densissima, soffocata da fatti poco accessibili, che fan perdere il filo, complicata da seducenti e strutturati passaggi che rimandano e rimescolano e stordiscono e… non si trovan più gli antichi punti di riferimento.

Labirintite. Segui quello davanti, congiungiti con chi ti precede, carponi, con la bocca attaccata al suo ano. L'immagine è quella: Centipede, film, locandina e icona. Non la riproduco. È facile riportarla alla memoria. Io trattengo il respiro e rammento tempi semplici, elementari, palchi bassi e polvere, voci roche e parole da ascoltare, gesti e sguardi, note poco note, lacrime e sorrisi: struttura portante di musica e basta, si poggiava su un piano invisibile, magico. Quello che c'è, quello che manca. Stato d'animo trasmesso oltre. E quando ci si riesce, ecco, quella è la prova. Della grandezza.





Gil Scott-Heron, Locus Festival 2010.




Lo Spessore verso la Superficie.
Vince il primo. In segreto.
Ma sale in classifica la seconda.
Per salvare le apparenze.




… e noi che pensavamo di essere capaci
di indicare la strada
a qualcuno
ci siamo persi vagando
dove non c'è nessuno

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